M Y H E A R T I S A T Y O U R F E S T I V A L

sabato 23 giugno 2007

"dar zagaia ar buco" ad un'altra estate che finira` grazie ai soldi dei miei

Ditemi come cazzo si fa ad avere fiducia nel trovare un lavoro quando alla prima
(sottolineo prima)
esperienza lavorativa, il capogruppo con cui dovresti fare volantinaggio sulla spiaggia durante la pausa ti porta al "buco" e si abbassa i pantaloni per prendere il sole integrale.
Poi dici che capita.
E cazzo le cose sono due: o il buongiorno si vede dal mattino e posso anche mettermi l'anima in pace ed avvisare i miei che dovranno ancora sostenermi anni di spese accessorie
oppure direi che ormai "ho jha dato" riguardo queste esperienze e posso dormire sonni tranquilli.
Ma le sfumature sono sempre in agguato per contraddirmi.
Bah.

mercoledì 6 giugno 2007

MIXED TAPES ARE (NOT?) DEAD. Solenne, esagerato, ma in fondo ottimistico, addio alle audiocassette- con uno smodato del possessivo "nostro"-.



Da parte di una adolescente che non ha neanche potuto godersele a pieno.

07/05/2007.
Da quel giorno, ufficialmente, irreversibilmente
le audiocassette sono state messe fuori produzione.

Scollegate la scatola radio della vostra macchina
(e fatevici installare un bel compact disc) –
abituatevi all’idea di vederci le ragnatele nello spazio dello stereo dove mettevate le cassette
(ormai vi meritate un nuovo apparecchio dedicato unicamente ai vostri cd ) –
e infine date l’ultimo bacio al vostro vecchio Walkman sforzandovi di risentire anche solo per un secondo il rumore del nastro che si riavvolgeva perché ormai sarà solo uno dei tanti vostri (n o s t r i) ricordi resi opachi da scintillanti mp3 pratici, tascabili e veloci.

Alla fine i tempi cambiano, si stava meglio quando si stava peggio, non ci sono più le mezze stagioni e con loro sono sparite anche le audiocassette e quanto più di romantico ci potesse essere, non tanto nell’ascoltare la musica ma nel trasformarla , nel mixarla.
Cosa ci rimane? Tutto e di più- bellezza e incredibilità:
Plasticità riflessi hightech e piena padronanza del contenuto audio- possibilità di monopolizzarlo caricaturizzarlo eliminarlo ricrearlo e riprodurlo in serie su centinaia di cd o spedirlo per tutto il Web.
Pratico, istantaneo, ma fondamentalmente superficiale.
Quello che ci ha davvero abbandonati era quel modo sentito e definito di mixare la musica (non impegnativo e limitato come direbbero molti).
Mix tape:
un caleidoscopio di accurate selezioni del materiale musicale a disposizione (già poco perché attingeva dai dischi che si possedeva) nel tentativo di concentrare in quei massimo 120 minuti tutto ciò che si voleva comunicare al destinatario,
di attenzioni nel premere al momento giusto il tasto Rec per registrare il meglio possibile la traccia musicale scelta,
di frasi di dedica scritte e riscritte sui lunghi e rettangolari adesivi bianchi, sperando fossero efficaci il più possibile.
Un processo elaborato che rendeva una “compilation” regalata un dono, un pensiero importante perché personale, perché dietro quelle poche tracce vi era tempo speso,
la tua impronta digitale sui tasti dello stereo,
il non capire quale fosse il lato A, quale quello B,
la paura di non rovinare il nastro.
C’era sentimento, che rendeva ogni singola audiocassetta diversa dall’altra.

Così tengo stretti per l’ultima volta i miei Bob Dylan, i miei Pink Floyd, i miei Genesis in cassetta, e anche gli Aqua, gli Oasis, i Bsb – ma sai che c’è? Di quelli ne troverò migliaia in giro per il mondo, potrei anche comprarmeli in vinile (ormai defunto e dimenticato) per rendere ancora più affascinante la mia collezione.
Ma sarà di quei mix tape, di quei “misti” che ho nel cassetto, alcuni dei miei amici più cari, altri di qualcuno più caro di un amico, altri ancora, prodotti da me, nel tentativo di fondere diverse sonorità, di esprimermi e di sentirmi tutt’uno con i nastri, con la plastica, con la musica – sarà di quelli che ho ricevuto e di quelli che non ho mai avuto il coraggio di regalare che dovrò fare a meno, per sempre.

Ma è ok – abbiamo perso i grandi complessi, le grandi groupies, il grande stile e ora, definitivamente (dopo il vinile), abbiamo perso l’ultimo riflesso di un’epoca musicale che, se prima, adattata alla nostra realtà, non ci calzava più tanto bene, ormai non può sembrarci altro che terribilmente scomoda.
Io le mie audiocassette le ho messe da parte, in un posto speciale, sigillato dal lucchetto –
No, non sono rassegnata, certo, è un po’ triste ma
“T h e c o a s t i s a l w a y s c h a n g i n g” –
Cambia, ma resta lì.
È vero, siamo “giovani e persi” , viviamo sotto il peso della gerontocrazia ma il confine tra la nuova, nostra, generazione e quella di cui siamo sempre stati definiti il riflesso, la brutta copia, si sta facendo sempre più netto –
“There are many things thant I am not but there’s one thing that I can’t deny” :
e noi non possiamo certamente negare che la faccenda si stia facendo sempre più importante, diventando un “moderno rinascimento musicale” sotto la nuova nostra generazione.
Quindi, dopo aver dedicato l’ultimo languido singhiozzo alle nostre audiocassette e a tutto ciò che hanno rappresentato,
prendiamo il nostro ipod e immergiamoci nella nostra canzone preferita,
sentiamola a ripetizione, prima interamente, poi solo il ritornello, d’un tratto soltanto il primo accordo –
gestiamocela a nostro piacimento facilmente, velocemente, superficialmente
e intanto
incrociamo le dita dietro la schiena per quel che ci sta aspettando, che forse con le musicassette un pezzo del nostro cuore si è appiattito, ma come disse qualcuno dei nostri tempi
“r o m a n c e i s n ‘ t d e a d”
è dentro di noi, con la voglia di fare, di creare, di muoverci e di esserci.



Addio mix tape, le audiocassette se ne vanno,
noi, per ora, rimaniamo qui.